Stand up a Ferrara, sabato Yoko Yamada in “Stellina Scintillina”
Riflettori accesi alle 21 alla Sala Estense. La protagonista: «Mi sono chiesta che comica sono»
Ferrara Sabato alle 21 la stand up comedy torna a Ferrara con la rassegna “Voci a parte”, firmata dall’associazione Ferrara Sotto Le Stelle. Dopo l’esordio con Matteo Fallica all’Ex Refettorio di San Paolo, alla Sala Estense arriva Yoko Yamada con “Stellina Scintillina”. Bresciana, madre italiana e padre giapponese, ha scoperto la stand up nel 2017 e da allora non è più scesa dal palco. Nell’attesa, si racconta ai lettori della Nuova.
Da cosa nasce “Stellina Scintillina”?
«Dal femminicidio di Giulia Cecchettin. Mi sono chiesta cosa potessi fare io, che non sono l’attivista con il megafono: vado alle manifestazioni, leggo i post della mia bolla di indignazione, e poi? Sono una comica. Ma si può far ridere sul femminicidio? E a che pro? Da lì lo spettacolo si è evoluto ed è diventato anche qualcos’altro. Per me uno spettacolo nasce mettendo insieme diversi pezzi, che provo una volta al mese insieme ad altri colleghi. In questo spettacolo ci sono due anni di sketch. “Stellina Scintillina” parla di politicamente corretto, di cosa significhi essere comica e di che comica voglio essere».
Nella comicità si può dire tutto o c’è un limite?
«Si può dire tutto, ma bisogna assumersene la responsabilità. Nello spettacolo dico, con ironia, che questa libertà forma il pubblico che ogni comico si merita. Si sente spesso dire che non si possono più fare battute sui “ciccioni”: non è vero, si possono fare, assumendosene la responsabilità. Come collettività abbiamo capito di stare dentro una barzelletta razzista, sessista, grassofobica, e ce ne siamo distanziati. Anch’io dieci anni fa ridevo di quelle battute, perché non avevo mai fatto un lavoro di decostruzione e consapevolezza».
Nello spettacolo parla anche di intelligenza artificiale. Che apporto ha con l’Ai?
«Ammetto di usare abbastanza ChatGpt, è utile in tanti contesti. Ogni tanto lo provo anche per il mio lavoro, ma solo per avere la conferma che non ce la fa. Noto con piacere che a quel livello non arriverà mai. Però per spiegarmi il regime forfettario è imbattibile (ride; ndr)».
Il 3 ottobre era al Teatro Comunale per “Temi s-comedy” di Medici Senza Frontiere in occasione di Internazionale a Ferrara. Com’è andata?
«È stato un rollercoaster di emozioni. Era la prima volta che vedevo alternarsi sul palco momenti di sensibilizzazione e altri di stand up. Con gli altri comici crediamo abbia funzionato: il pubblico era attentissimo nei momenti seri e si distendeva in quelli comici. Avrei voluto essere nel pubblico per vedere il risultato».
Quest’anno ha fatto “Lol” e “The Traitors”. Cosa ricorda?
«“Lol” è stata un’esperienza tosta: mi sono concentrata troppo sul non ridere piuttosto che sul far ridere. La rifarei? Forse più no che sì. Lì vengono valorizzati gli improvvisatori, mentre io sul palco seguo la scaletta e in una stanza dove tutti si fanno sentire sono quella che si chiude in un angolino. Da “The Traitors” mi porto il trauma (scherza; ndr): a “Lupus in Fabula” non posso più fare il buono. Però mi sono divertita, le lacrime erano vere».
Progetti futuri?
«Ho partecipato a un film in uscita l’anno prossimo, regia di Eros Puglielli, con Cristian De Sica, Paolo Calabresi e Lillo. Siamo andati a Tokyo a girarlo, una figata. È il mio primo vero debutto davanti alla macchina da presa per il grande schermo». l
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