La Nuova Ferrara

Il racconto

Antonelli campione di F1, c’è un paese in provincia di Ferrara che pensa alla cittadinanza onoraria

Annarita Bova
Antonelli campione di F1, c’è un paese in provincia di Ferrara che pensa alla cittadinanza onoraria

La sua Casalecchio esplode di gioia al traguardo del Gp del Messico, mentre nel Ferrarese si ricordano le prime volte di Kimi in kart

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Casalecchio di Reno Alle 23.24 di domenica il teatro Laura Betti di Casalecchio è diventato una bolgia di felicità. Prima il silenzio carico di tensione dopo l’incidente e la sospensione del Gran Premio, poi l’attesa interminabile, fino all’urlo liberatorio per la vittoria di Andrea Kimi Antonelli. Certe vittorie non si guardano soltanto. Si aspettano, si temono, si soffrono. E soprattutto si vivono insieme. A Casalecchio di Reno il Gran Premio del Messico non è stato semplicemente una gara di Formula 1 trasmessa su uno schermo gigante. È diventato un appuntamento con la storia, una lunga montagna russa di emozioni nella quale ogni curva, ogni sorpasso e ogni secondo di attesa sembravano riguardare tutti personalmente. Alle 23.24, dopo un’attesa più lunga del previsto, è arrivato il momento che tutti aspettavano. Il boato è stato qualcosa di difficile da descrivere. Non un semplice applauso, non una normale esultanza. È stato un urlo collettivo, liberatorio, quasi un’esplosione di felicità rimasta compressa per tutta la sera. Per qualche istante non si è capito più nulla: voci che si sovrapponevano, braccia alzate, persone in piedi, abbracci improvvisi, occhi lucidi.

Ma la festa non si è esaurita tra le mura del teatro. Una volta terminata la diretta, la gioia ha cominciato a correre anche fuori, nella piazza e lungo le strade. Sono partiti i caroselli, con le auto che suonavano i clacson, le bandiere che sventolavano e i festeggiamenti che si sono protratti fino a tarda notte. Una piccola città si è ritrovata improvvisamente al centro di una grande festa sportiva, con il nome di Kimi che rimbalzava da una strada all’altra. E se qualcuno avesse ancora avuto bisogno di una prova di quanto fosse forte il legame tra Antonelli e il suo territorio, sarebbe bastato guardare quella piazza. Non importava essere esperti di Formula 1, conoscere le strategie Mercedes o saper distinguere una gomma morbida da una media. Domanica sera bastava essere di Casalecchio, o sentirsi un po’ casalecchiesi, per partecipare alla gioia. Il sogno di Kimi, in fondo, era diventato il sogno di tutto il paese. E adesso la festa sembra destinata ad allargarsi ben oltre i confini della città in cui è cresciuto. Perché la storia di Antonelli parla anche a un territorio più vasto, quello della motor valley, dove i motori non sono soltanto una passione, ma una parte dell’identità collettiva.

Lo sa bene anche Fiscaglia, dove il nome di Kimi non è affatto sconosciuto. «A Migliaro il giovane pilota è passato più volte per gareggiare con i kart, quando la Formula 1 era ancora un traguardo lontano e il suo nome non riempiva i titoli dei giornali di tutto il mondo - dice il sindaco Fabio Tosi -. Erano gli anni delle prime sfide, dei caschi, delle piste e di quella passione che oggi lo ha portato a conquistare il massimo riconoscimento dell’automobilismo. Kimi è partito (anche) da qui e per noi questo è motivo di grande orgoglio. Siamo piccoli rispetto a tutto il resto, eppure lui fa sentire tutti giganti». E proprio questo legame potrebbe diventare il motivo per un riconoscimento speciale.

A Fiscaglia, infatti, si pensa alla possibilità di conferirgli la cittadinanza onoraria, per rendere omaggio a un campione che ha frequentato anche le piste del territorio e che, in qualche modo, ha lasciato un pezzetto della propria storia sportiva anche a Migliaro. Una proposta che avrebbe un significato soprattutto simbolico: riconoscere il legame tra un fuoriclasse mondiale e i luoghi in cui ha coltivato la propria passione. Perché i campioni si celebrano quando salgono sul podio, ma si ricordano anche per le strade e le piste sulle quali hanno cominciato a inseguire il loro sogno. E forse, ripensando a quel boato delle 23. 24, la cosa più bella è proprio questa: per una sera non c’è stato bisogno di spiegare perché si tifasse Kimi. Non servivano motivazioni, classifiche o statistiche. Era sufficiente guardarsi intorno e vedere che tutti stavano provando la stessa cosa. Un ragazzo aveva realizzato il suo sogno. E un’intera comunità, per qualche ora, ha avuto la sensazione di averlo realizzato insieme a lui. 

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